Autopubblicarsi

Oggi vorrei parlare dell’autopubblicazione.

Cosa significa autopubblicare? Equivale a diventare editori di se stessi.

Le piattaforme più usate sono amazon, lulu.net, ilmiolibro.it e iBooks.

Ma come ci si arriva? Personalmente vorrei autopubblicarmi per avere un riscontro con i lettori. Non avendo ancora pubblicato nulla con case editrici free, non ho idea di come un mio libro potrebbe essere accolto tra i lettori.

È necessario:

  1. Scrivere un libro in cui si crede!
  2. Effettuare un editing per eliminare ogni refuso, ogni errore, ogni frase sconnessa. Personalmente non posso permettermi più un editing, per cui chiederò ad alcune anime pie di leggerlo, commentare la struttura, i personaggi e la trama oltre a correggere eventuali miei svarioni.
  3. Tutto pronto, riletto 150 volte è necessario usare una bella copertina, per invogliare il lettore a comprarlo. O siete ottimi illustratori oppure potreste scegliere di cercare l’immagine che rappresenti al meglio il vostro libro su siti come deviantart.com! Ricordatevi che è illegale pubblicare disegni o foto non vostre, per cui contattate l’autore, comprate i diritti per usare la sua immagine (o commissionatelo per un’illustrazione che cada a pennello) e mettete il suo nome.
  4. Scrivere un’ottima presentazione che invogli il lettore e non lo prenda in giro. Vi prego, non confondiamo quarta di copertina con sinossi: nella seconda è necessario annotare tutti gli avvenimenti, compreso il finale. Nella quarta, invece, dovete illustrare la trama, captando l’attenzione del lettore in poche parole senza rivelare troppo.
  5. È necessario impaginare il manoscritto in un modo decoroso. Ci sono vari programmi che vi permettono di farlo, la cosa migliore è però scegliere la piattaforma su cui autopubblicarsi e vedere quali tipi di impaginazioni/programmi è lecito o consigliato usare. Si può assumere un personale specializzato che confezioni al meglio il vostro ebook (ci sono un sacco di siti, prossimamente ne testerò alcuni per darvi migliori informazioni) o usare dei servizi online per convertire l’ebook in un formato accettabile. Il format ePub è quello più usato e consigliabile.
  6. Trovare la piattaforma più consona.

Personalmente sceglierò per “La maledizione di Ondine” amazon e iBooks.

La differenza principale tra amazon e iBooks? Su amazon potete pubblicare ciò che volete senza una lunga burocrazia, il vostro libro sarà pubblicizzato in modo totalmente casuale (potreste trovarvi accanto al vostro autore preferito) e il prezzo può essere scelto. Il processo di caricamento per l’Editoria Amazon Kindle Direct è piuttosto semplice e privo di sorprese, si fornisce il libro e informazioni su autore, parole chiave, estratti, e la selezione DRM, e quindi inviare il manoscritto per la revisione. I libri sono generalmente in linea e disponibili sul negozio di Amazon entro 24 ore. Il guadagno? Circa il 70% per l’autore (a differenza del 6-10% che si ottiene con le case editrici).

Anche Apple iBook lascia all’autore il 70% di guadagno. Ma prima di esultare dovete essere consapevoli del fatto che la pubblicazione direttamente attraverso Apple sarà ben più complessa che con Amazon e richiede di avere un Mac. Per iniziare, registrate un account Books utilizzando il proprio ID Apple. Compilate i dati personali richiesti, e aspettate una risposta e-mail: Apple deve approvare il vostro account. Una volta accettati, si devono compilare diversi documenti, dopodiché Apple richiede sia un codice ISBN sia che il manoscritto venga inviato, in formato ePub. Ma non è ancora finita: Apple esegue un’altra “revisione della qualità” a questo punto.

Da pochi giorni abbiamo a disposizione anche l’iBook Author, un software gratuito che guarda verso l’editoria del futuro. L’iBook Author consente di pubblicare nell’iBookstore il proprio libro, scegliendo tra la distribuzione gratuita e quella a pagamento (Apple trattiene il 30% dei ricavi, proprio come avviene con le applicazioni). Il procedimento è più complesso: bisogna possedere un account iTunes Connect, richiedere negli Stati Uniti un codice gratuito EIN, richiedere in Italia il codice ISBN a pagamento e, infine, sottoporre il libro all’approvazione nell’iBookstore.

Importante è il prezzo: un autore esordiente non deve svendersi, ma neppure prendere in giro il lettore. Un prezzo di lancio a 0,99-1,99 euro è più che sufficiente. Un’ottima strategia di marketing è quella di mettere il libro gratis per alcuni giorni del mese. Un eventuale seguito, se il primo libro ha avuto successo, può costare a mio parere fino a 2,99 euro, ma non di più. Ricordatevi che avrete un guadagno del 70%.

Famosi scrittori che sono riusciti ad autopubblicarsi? Il fenomeno di Amanda Hocking, che ha venduto più di 1 milione e mezzo di copie digitali del suo libro. Nessun editore la voleva pubblicare, ora è milionaria e il suo romanzo (anzi, saga) sarà tradotto in 30 paesi.

In Italia c’è Stefano Lanciotti, che con la sua trilogia Nocturnia è sempre alto nelle classifiche di amazon e iBooks. Anche lui è stato messo sotto contratto da una big dell’editoria. Ottimo lavoro davvero, ma ne vorrei parlare più approfonditamente in un post a parte.

Infine, guardare al mercato estero. Inghilterra e Spagna, soprattutto. Perché? Perché è un mercato in espansione, che guarda non con sospetto, ma con curiosità alle novità digitali (e l’autopubblicazione non è vista come una “macchia”). Inoltre, una traduzione in inglese o spagnolo porta ad avere un bacino di lettori molto più elevato. Quello spagnolo è un mercato che conta 330 milioni di persone lingua madre e 550 milioni che usano questo idioma come seconda lingua.

Come? Trovando un traduttore madrelingua che abbia esperienze nel campo delle traduzioni di romanzi. Non datevi la zappa sui piedi, traducendo con google traduttore o con un buon dizionario accanto: non potete conoscere i modi di dire, le inflessioni di una madrelingua.

Un ottimo sito? http://www.writersfactory.org/

Traduce testi e li presenta a case editrici spagnole.

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Una risposta a Autopubblicarsi

  1. Carla Pillot ha detto:

    E’ tutto interessante, ma la distribuzione? Di quella non si parla … eppure è quello il nocciolo duro!

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