Intervista a Davide Truzzi

Oggi mi ha rilasciato un’intervista l’autore di In Nomine Patris, edito da Linee Infinite. Vediamo insieme come è arrivato alla pubblicazione del suo romanzo d’esordio.

D: Prima di tutto, quali generi ti piacciono? I tuoi autori preferiti?

D.T.: Dato che leggo soprattutto per ampliare la mia cultura e le mie capacità espressive, sono più legato a singoli autori che a generi in particolare. I miei preferiti sono di certo Poe, Lovecraft, Ungaretti e D’Annunzio, mentre mal digerisco quelli a noi contemporanei: purtroppo la cultura letteraria vive un periodo abbastanza deprimente e sono davvero pochi gli autori capaci di trasmettere le stesse emozioni dei classici, infatti l’unico contemporaneo che leggo con vero piacere è Giuseppe Pasquali, che tra l’altro pubblica con la mia stessa casa editrice.

Ovviamente ho anche dei generi che amo più di altri, in parte come conseguenza degli autori che leggo: romanzo gotico e horror, letteratura decadente ed ermetica. Amo anche i saggi storici e la filosofia, in particolare Nietzsche (che, tra parentesi, sapeva sfoggiare una gran prosa per essere un filosofo).

D: Quando hai iniziato a scrivere?

D.T.: Difficile da dire, sono sempre stato un lettore e, nel contempo, ho sempre scribacchiato qualcosa fin dalla prima adolescenza. Diciamo che lo faccio “seriamente”, con una discreta costanza e grande impegno artistico, da circa sei o sette anni.
D: Quanto hai impiegato per scrivere il tuo romanzo d’esordio In Nomine Patris?

D.T.: Rispetto alla sua lunghezza (circa 300 cartelle) INP ha richiesto un lavoro estremamente complesso. L’ho iniziato nel lontano 2007 e terminato solo nel 2012, dopo parecchie revisioni e riscritture attorno al nocciolo fondamentale della trama.

Questa lunga gestazione è dovuta a svariati fattori, dovuti in parte al poco tempo a disposizione per lavorarci, ma soprattutto al mio innato perfezionismo, alla cura dello stile e allo sviluppo dell’impianto allegorico che si cela dietro alla trama vera e propria. Praticamente credo d’averlo riscritto almeno un paio di volte, con otto revisioni “ufficiali”.

Comunque, ora che ho sviluppato un metodo e uno stile precisi, conto di essere più veloce col prossimo.
D: Dopo la revisione, hai tentato la strada della pubblicazioni. Dove e come hai scelto le case editrici a cui inviare il manoscritto?

D.T.: Mi sono affidato all’elenco di WritersDream, selezionando gli editori che più mi sembravano in linea col romanzo e con le mie aspettative. Ho sempre immaginato di fare un libro quanto più possibile “mio” e quindi, oltre all’ovvia presenza di una collana dedicata al fantastico, i requisiti più importanti sono stati gli illustratori e l’editing non troppo invasivo e pesante; per questo, Linee Infinite Edizioni è stata fin da subito una delle CE su cui puntavo di più, anche per la presenza nel loro roster di altri autori che stimo tantissimo.

D: A quante c.e. e/o agenzie letterarie l’hai inviato?

D.T.: Non l’ho inviato a nessuna agenzia, mentre credo di aver contattato una decina di Case Editrici (naturalmente free) interessate al fantastico. Di queste, due mi hanno proposto un contratto e alla fine ho accettato quello di Linee Infinite, che ho firmato in marzo del 2012.

D: Hai inviato il manoscritto esclusivamente per via digitale o anche cartaceo? Se sì, come hai impaginato e stampato il tuo lavoro per meglio presentarlo?

D.T.: Per le proposte ho inviato solo tramite mail, non amo sprecare carta. Solo dopo una prima valutazione sommaria la editor di Linee (Chiara Guidarini) mi chiese il manoscritto stampato che, a causa dei miei tanti impegni, le consegnai a mano al BUK di Modena in fogli volanti infilati in una busta di plastica… di certo non un esempio da imitare!

D: La proposta di pubblicazione dopo quanto tempo è arrivata?

D.T.: Circa un mese tra primo invio e proposta di contratto, Chiara si è dimostrata da subito interessata al romanzo ed è stata velocissima nel dare una risposta.

D: Potresti parlarci del tuo libro In Nomine Patris e della collaborazione musicale che è nata con il tuo gruppo?

D.T.: In nomine Patris tratta di una guerra indetta dal Dio dell’universo, suo malgrado, che coinvolge otto mondi diversissimi per razza, cultura e tecnologia. Teatro dello scontro è un complesso aldilà, in cui s’incrociano i destini di otto guerrieri scelti dalle dee dei loro rispettivi pianeti, e alla cui sorte è legato il destino ultimo della loro intera razza.

Questi otto guerrieri, sacrificati dalle loro dee in un istante preciso, si ritroveranno insieme nei regni dei morti. I loro peculiari tratti caratteriali li porteranno a scontrarsi, a unirsi in precari legami d’amicizia, a cambiare loro stessi e gli altri sotto la costante minaccia che incombe sui mondi da cui provengono, e che grava sulle loro spalle. Due di loro in particolare, Reler e Breena, tenteranno d’opporsi al fato e alle millenarie leggi che lo governano.

La trama e gran parte delle vicende narrate nel libro, poi, nascondono allegorie e metafore con cui cerco di dare la mia interpretazione “filosofica” del mondo, dell’animo umano e della società contemporanea. Ci sarebbero molti altri aspetti da menzionare, più o meno nascosti, ma rischierei di diventare tedioso e dunque mi fermo qui.

La collaborazione con i Sensorium, band symphonic metal di Padova, è nata grazie alla mia conoscenza del loro ex tastierista. La loro proposta musicale si adatta benissimo alle atmosfere del romanzo, quindi in origine avevo proposto loro di fare uno o due pezzi dedicati al libro, poi fortunatamente hanno deciso di comporre un intero concept album, che verrà distribuito sia singolarmente che, grazie al supporto di Linee Infinite, anche assieme al libro.

Comunque ci tengo a precisare che la nostra è una collaborazione paritaria, io non faccio parte del gruppo e a loro è lasciata la totale libertà espressiva e musicale, com’è giusto che sia.

D: La copertina è stupenda! Sono stati gli illustratori di Linee Infinite o l’hai proposta tu?

D.T. :L’illustrazione è opera di Corrado Vanelli (http://www.landofsecretarts.com). È un illustratore dal talento straordinario, avevo già visto alcuni lavori che aveva fatto per altri libri di Linee Infinite, e questo è stato uno dei motivi per cui ho inviato il manoscritto anche a loro. Logicamente ho richiesto di poter avere una sua illustrazione non appena ho avuto il contratto in mano!

Tra l’altro è una persona squisita e mi è piaciuto veramente molto lavorare con lui.

D: Hai un agente che ti rappresenta?

D.T: Al momento no, non ne ho mai avuto bisogno e ho sempre preferito gestirmi da solo, tra l’altro allo stato attuale penso che sarebbe più un costo che un beneficio.

D: Cosa consiglieresti a un giovane esordiente? Quali passi dovrebbe fare?

D.T.: Tanto per non ripetere sempre le stesse cose, a quanto ho detto in passato (umiltà, pazienza e costanza, oltre al monito “niente editori che chiedono soldi per pubblicare”), aggiungo di non farsi prendere dall’ansia da pubblicazione. Avere tra le mani un contratto senza contributo non implica l’aver ottenuto un buon contratto. Leggete bene, trattate le clausole che non vi piacciono, insomma cercate di trovare un accordo soddisfacente. Firmare un contratto editoriale significa iniziare un rapporto di lavoro che può durare anche anni, non fatelo senza avere fiducia in chi ve lo propone o accettando clausole che non condividete.

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