Intervista a Riccardo Pietrani

Da un mese, primo in classifica nei bestseller fantascienza, c’è un libro autopubblicato che mi ha incuriosito molto: Il segreto dell’ultimo giorno.

Conosciamo questo autore: Riccardo Pietrani.

Il segreto dell'ultimo giorno

D: Prima di tutto, quali generi ti piacciono? I tuoi autori preferiti?
Parlando di romanzi di genere, direi la fantascienza hard e il thriller, principalmente a sfondo misterico – esoterico. Arthur Clarke e Robert J. Sawyer per il primo, Clive Cussler e James Rollins per il secondo. In realtà leggo un pò di tutto, la discriminante principale rimane comunque il valore dell’opera. In generale, sul podio dei miei autori preferiti ci sono indubbiamente Mark Twain ed Henry Miller. Leggo inoltre saggistica in ambito scientifico e sulla cosiddetta “archeologia alternativa”.

D: Quando hai iniziato a scrivere?
Stando a quello che leggo ultimamente, sembra che tutti abbiano iniziato a scrivere ancora prima di imparare a camminare, magari avendo letto pochissimo durante l’infanzia. Direi quindi che il mio inizio effettivo è stato in età relativamente tarda, verso i 20 anni, salvo poi abbandonare e riprendere qualche anno dopo. Durante la prima adolescenza mi ero già dilettato a sceneggiare fumetti, ma era una cosa estremamente infantile. Probabilmente, dato che a scuola mi lodavano per i miei temini, è sopraggiunta una sorta di repulsione per la scrittura, terminata dopo qualche anno di disintossicazione scolastica. La mia verve creativa, prima di allora, si esprimeva in altre forme, come i graffiti. 
D: Ci puoi parlare del tuo libro? A cosa ti sei ispirato?
Il mio libro, “Il segreto dell’ultimo giorno”, nasce come evoluzione di alcune pagine di un vecchio quaderno a righe risalente ai miei 20 anni. Quest’embrione è stato poi ibernato per diverso tempo, almeno cinque o sei anni, e risvegliato dal suo torpore una volta raggiunto il giusto equilibrio mentale per dedicarmici anima e corpo. 
L’ispirazione più remota, citata anche nell’opera, deriva da un libricino illustrato regalatomi da mio padre quando avevo 8 anni, all’uscita dalla piscina. Il titolo era “I misteri del mare”. Si descrivevano alcuni enigmi irrisolti della storia degli oceani, come la questione del triangolo delle bermuda e le sue varie sparizioni, Atlantide, mostri marini, il tutto corredato di particolari dettagliati e inquietanti che mi regalarono tante nottate insonni, ma che accesero in me una passione, quella per il mistero, che sarebbe poi rimasta per tutta la vita. Il ricordo di un episodio in particolare, quello del cargo USS Cyclops, ha dato il via allo sviluppo dell’intreccio. Un’altra fonte di ispirazione è stata una famosa serie tv, “Lost”, responsabile di avermi orientato sull’uso abbondante dei flashback, che prima di allora non gradivo particolarmente in una narrazione scritta. Unito a tutto questo c’è stato lo studio della meccanica quantistica e gli scritti di Freeman Dyson e Frank Tipler sull’evoluzione della vita nell’universo.
D: Come sei arrivata alla decisione di autopubblicarti? In precedenza avevi inviato il manoscritto a case editrici e/o agenzie?
Dopo aver dedicato 5 anni alla mia opera, e non aver forzato la mano un singolo giorno per accelerarne il termine, giunse il tanto agognato momento di pubblicare. Mi documentavo ormai da un pò sul mondo dell’editoria, sulle CE a pagamento, sulle agenzie editoriali ecc. Il Writer’s Dream in questo è stato magistrale. Arrivai alla conclusione, prima ancora di terminare il romanzo, che sarebbe stato meglio conservare integro il mio sistema nervoso per altre occasioni future, invece di torturarmi con risposte che sarebbero arrivate (forse) mesi o anni dopo, agenzie che mi avrebbero chiesto centinaia di euro per poi dirmi magari “è splendido, ma non ti rappresentiamo lo stesso”, litigi con editor e quant’altro. Decisi quindi di partire sparato con l’autopubblicazione, senza inviare il manoscritto a nessuno, cosa che ho fatto invece dopo a qualche agenzia, giusto per sfizio.
D: A quali piattaforme ti sei appoggiato?
Per il cartaceo, a Youcanprint, di cui avevo letto commenti molto positivi. Tutto sommato è stata un’esperienza mediamente positiva, la qualità della stampa è molto buona, anche se devo sottolineare un certo pressappochismo con le tempistiche (per non dire presa per il culo), dato che a volte la stampa era in corso, altre volte era finita, altre ancora non era neanche iniziata. Per questo e per altre piccole mancanze, l’ebook ho preferito pubblicarlo totalmente per conto mio, mettendolo su Amazon.
D: Un esordiente senza ce alle spalle deve puntare su copertine a effetto! Dove hai trovato la tua?
La mia copertina è una raffigurazione dell’Occhio Divino come se ne trovano tante in giro. La forma ha un riferimento particolare nel romanzo, e il colore non è stata una scelta casuale… dicono che il blu crei “dipendenza”. Pare abbia fatto effetto.
D: Quando uscirà il tuo prossimo libro?
Non so dare una tempistica, e non voglio. Sto scrivendo una trilogia, e dovrò stare attento a buttare giù anche gli scheletri del secondo e del terzo libro prima di pubblicare il primo.
D: Hai un agente oppure ti rappresenti grazie ai tuoi libri e al successo su internet?
Nessun agente. Ho sentito l’intervista ad un autore autopubblicato che ora ha siglato un contratto con Newton Compton… ebbene, sosteneva che le agenzie letterarie non l’avevano considerato prima del contratto, e fin qui tutto ok, più o meno. Ma il bello è che neanche dopo, a contratto firmato, hanno accettato di rappresentarlo! Mi chiedo davvero, a questo punto, a cosa servano le agenzie in Italia, se non a spillare soldi a poveri illusi che pagano centinaia di euro per letture ed editing senza poi arrivare allo scopo primario, cioè la rappresentanza.
D: Cosa consiglieresti a un giovane esordiente? Quali passi dovrebbe fare?
Direi che per ora non sono nessuno per poter dare consigli. Ritengo semplicemente che ogni cosa deve avere il suo tempo, sopratutto un libro. Possono essere sei mesi, un anno, cinque anni o dieci. Se tagli il tempo di un libro, anche il più bello dei libri, per la fretta di pubblicare… beh, è come costruire una Ferrari e non montare i freni per la fretta di guidarla.
D: sei soddisfatto della strada intrapresa? Le vendite corrispondono alle tue aspettative?
Assolutamente sì. Per gli errori, gli insuccessi e le delusioni ora posso prendermela solo con me stesso, ed è quello che volevo. Ho dato tutto al mio libro, e per ora mi sta ripagando. La soddisfazione non si misura solo con le vendite, ma in parte sì, solo uno stupido direbbe il contrario. E insomma, sono a quasi 1000 download in meno di un mese, che a quanto leggo è un risultato piuttosto importante. Spero continui così.
Grazie Riccardo!
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10 risposte a Intervista a Riccardo Pietrani

  1. Riccardo Pietrani ha detto:

    Grazie per l’intervista Valentina 🙂

  2. Luca Pozzi ha detto:

    Non sempre la modestia è presente nei giovani talenti delle classifiche Amazon…bravo Pietrani!

  3. Giuseppe Tombi ha detto:

    Ho letto il romanzo (finito poco fa) mi ha fatto molto piacere scoprire che quella parte col piccolo Kayn è in realtà uno spaccato di vita dell’autore, molto simpatica come cosa!

    Gran bel romanzo comunque, davvero.

    • Riccardo Pietrani ha detto:

      Sono contento che ti sia piaciuto, Giuseppe. In effetti sì, quella parte e anche qualche altro dettaglio sono piuttosto autobiografici. Se ti va, scrivimi una recensione su Amazon… sai, inizio ad essere sotto attacco dei recensori fake 😦

  4. mirko80 ha detto:

    Io l’ho acquistato e reso dopo 5 giorni su amazon, mi spiace per l’autore ma sto al verde..L’ho divorato,troppo bella la deriva epica action! difficile trovare thriller cosi! purtroppo ci sono anche molte cadute di stile,specie a livello descrittivo (isola). tutto sommato bel libro!

  5. Mirko80 ha detto:

    L’ho preso su Amazon kindle e dopo averlo finito ho cercato info sull’autore per capire che tipo di persona sia, perchè il romanzo è un delirio! Ho apprezzato moltissimo la deriva d’azione epica che non riesco mai a trovare in romanzi del genere, finalmente!

    Solo ci sono alcuni difetti, come la pochezza di alcune fasi descrittive (l’isola) che non me lo fanno considerare un capolavoro, comunque mi sembri una brava persona, consiglio il libro agli appassionati di fantascienza e thriller,!

  6. Ripley ha detto:

    L’ho appena finito e mi è piaciuto molto. Raccoglie molte cose a cui anche io mi sono sempre interessata, primo tra tutti il Triangolo. L’idea è originale e mi ha fatto piacere riconoscere alcune caratteristiche provenienti da Lost ad esempio, della Squadriglia 19 come della Cyclops, ho colto anche altri piccoli dettagli, che mi piace pensare non siano a caso, come ad esempio l’apostolo chiamato “Numero 8”, che mi ha riportsto alla memoria “Alien la clonazione”, in cui la Ripley protagonista è il clone detto “Numero 8”.
    Tuttavia alcuni piccoli dettagli stridono, mi viene in mente l’idea che in una mattinata si possa raggiungere lo Utah dallo stato di New York…. davvero non va! E poi… permettetemi… l’espressione “Tutto APPOSTO” è veramente orribile. Per me APPOSTO si intende come participio passato del verbo aporre.
    Comunque davvero COMPLIMENTI!!!

    • Riccardo Pietrani ha detto:

      Leggo solo ora, Ripley! Ti ringrazio per i complimenti e anche per le critiche, anche qualcun’altro mi ha detto che alcune espressioni molto “gergali” sarebbe stato meglio evitarle. Tutte osservazioni utili per il prossimo libro! Per la distanza, facciamo che è un miracolo della Maserati 😛 Se ti va, scrivimi un commento anche su Amazon! 😀

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